Sacra Sindone: tracce di tortura nel sangue prelevato dalla fibra di lino

Nuove importanti ricerche condotte sulla Sacra Sindone nei mesi scorsi sono state rivelate nelle ore passate. Gli scienziati hanno scoperto tracce di sangue provenienti da un uomo che è stato oggetto di tortura. La conferma di questa scoperta scaccia via una volta per tutte i dubbi circa l’autenticità di quella che è riconosciuta come la cinta di sepoltura di Gesù Cristo. Alcune teorie infatti puntavano al fatto che il tessuto bianco fosse stato appositamente dipinto con i tratti di un volto somigliante a quello di Gesù Cristo.

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L’analisi ai raggi X della Sindone rivela la presenza di marcatori chimici tipici della tortura

Gli studiosi hanno preso in esame le particelle di sangue infinitamente piccole rimaste attaccate alle fibre di lino del telo. Elvio Carlino, ricercatore presso l’Istituto di Cristallografia, le definisce “nanoparticelle”. Sono dotate di “una struttura, dimensioni e una distribuzione peculiari”, come ha dichiarato il professor Giulio Fanti dell’Università di Padova. In particolare le nanoparticelle del sangue secco prelevato dalla Sacra Sindone contengono elevate concentrazioni di creatinina e ferritina, gli stessi livelli registrati nei soggetti sottoposti a traumi pesanti e ripetuti, come appunto sono quelli tipici della tortura.
L’analisi ha preso in esame un pezzetto di fibra prelevata dalla zona attorno ai piedi della Sindone. La fibra è stata analizzata con un potentissimo microscopio elettronico e attraverso l’analisi dei raggi X.

Le origini della Sindone sono ancora avvolte dal più profondo mistero. La Sindone arriva nella Cattedrale di San Giovanni Battista a Torino nel 1453 e lì rimane fino ai giorni nostri. I primi studi a livello scientifico sulla Sindone risalgono al periodo 1969 e il 1973.